Il gesto del saluto. L’Europa intravvede il suo futuro?

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L’Europa, mentre affonda nel labirinto delle sue strutture burocratiche, si è privata della sua
forza maggiore, la promessa di un nuovo inizio. Con ciò l’Europa (intesa come speranza di nuova fratellanza, aperta a nuove soluzioni, nuove iniziative e nuove idee) è diventata l’”Europa” (la ripetizione di schemi stereotipati che non sono in grado di fronteggiare nuovi problemi, ma confermano solo la propria impotenza). L’Europa sta con le spalle voltate al proprio futuro. Sorgono tre domande fondamentali: (1) come conciliare svariati modelli e forme di vita e come confrontarsi con una forma di vita fondata principalmente, se non esclusivamente, su categorie economiche; (2) come fare del regionalismo saggio che sia capace di tagliare alla radice i nazionalismi continuamente rinascenti dal culto dello stato nazionale, pur continuando a salvaguardare le differenze e le identità locali; (3) come costruire una solidarietà cosmopolita capace di fondare una comunità che non percepisca lo sviluppo dell’individuo come una minaccia per se stessa, bensì tracci una direttiva per il futuro.

Europe, while getting lost in the labyrinth of its bureaucratic structures, is missing its force majeure, the promise of a new beginning. So Europe (intended as a new hope for brotherhood,
open to new solutions, new initiatives and new ideas) became “Europe” (the repetition of stereotyped schemes that are not able to cope with new problems, but only confirm their impotence). Europe turns its back to its own future. There are three fundamental questions: first, how to reconcile various models and forms of life and how to deal with a form of life based primarily, if not exclusively, on economic categories; secondly, how regionalism is able to cut nationalisms that continually arise from the cult of the nation state, while defending differences and local identities; finally, how to build a cosmopolitan solidarity capable of founding a community that doesn’t perceive the development of the individual as a threat to itself, but instead draws a directive for the future.

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